Il male…..
Il male non è un’astrazione, un’immagine o un simbolo, ma appartiene alle persone in carne e ossa.
Il male è dentro di noi, dentro le persone.
Il male non è oggettivo, ma soggettivo.
Se lo oggettivassimo, se lo deificassimo, esso ci dominerebbe e paralizzerebbe per sempre. Diverrebbe invincibile.
il male è una percezione deformata di sè e dell’altro, della realtà.
L’INTERVISTA ALL’EREMO
L’idea è nata un giorno dello scorso anno.
Un giovane dopo diversi tentativi, riuscì a farsi invitare nel mio eremo.
Costui mi pose tante e tali domande da farmi riflettere sul forte bisogno, da parte dei miei contemporanei, di curiosare, di sapere di più sul modo di vivere di uno psicoanalista scrittore che, dopo tanti anni di professione, vive da eremita.
Vorrei lasciare, per ora, nell’incognito la figura dell’intervistatore.
Può essere un monaco, date le mie simpatie per i monasteri di clausura, o può essere un giornalista o un collega psicoanalista, uno studente…o una giovane donna che passava per caso, o un animale notturno, uno dei tanti che vivono nei boschi che circondano l’eremo…
I luoghi in cui si è dipanata l’intervista sono stati diversi. Ma il primo incontro è avvenuto nell’eremo.
Era sul finire dell’autunno. Ricordo che le foglie ingiallite dei castagni cominciavano a cadere. Era appena terminato il tempo della raccolta delle castagne e cominciava quello delle olive.
Nel mio eremo tutto è scandito dai tempi dell’attività agricola che, in fondo, è la mia principale attività manuale.
Le domande mi venivano poste solitamente al tramonto, quando le ombre si allungano sul prato antistante l’eremo e preannunciano la notte.
L’ombra lunga e piena.
Rientrato dal campo accendo il fuoco nel grande camino e spezzo un pane in un buon bicchiere di vino rosso…Allora sono meglio disposto a conversare.
Poi, una volta terminata la raccolta delle olive, divenendo il freddo sempre più pungente e insopportabile, ci siamo spostati in una abitazione costruita sulle pendici di una montagna che cade a strapiombo in un lago del nord.
Anche qui le domande mi venivano poste solo di sera, quando la luna sembrava vegliare dall’alto questo piccolo lago di montagna. Dalla finestra del locale dove ci incontravamo, entravano i luminosi riflessi argentei delle piccole onde del lago che giocavano con le lunghe ombre delle montagne dalle vette coperte di neve immacolata illuminata dalla luna.
La luna, l’unica compagna di tante sere.
Amore criminale. Perchè tutto ciò?
Proprio in questi tempi assisto continuamente alle pubblicazioni di colleghi o intellettuali che spiegano, dimostrano come l’amore di coppia sia insondabile, inspiegabile, incontrollabile, e affermano che è giusto che sia così.
Anzi, alcuni in televisione si spingono a dire che è necessario, strutturale, che l’amore contenga in sè la malattia, la patologia.
Da qui proviene, secondo loro, la carica trasgressiva, sovvertitrice, atta a rendere, nella coppia, tutto lecito.
Se fosse così, se si deve aspettare di far emergere i propri fantasmi negativi, sconosciuti, mortali, quando si è in coppia, quando si è innamorati, allora le mie ricerche, sia come psicoanalista sia come scrittore non sarebbero servite a nulla.
No.
Non voglio credere che nella componente d’amore le cose debbano rimanere oscure, ambigue, indefinibili, che non si possa comunicare in modo autentico.
Perchè mi si dice da ogni parte che per far funzionare una coppia occorre la menzogna, il compromesso?
Perchè si afferma che l’amore assomiglia più alla competizione, all’odio, che all’amicizia, alla complicità?
D’altra parte, la vita quotidiana, la realtà in cui viviamo ogni giorno, dimostra che nel nucleo familiare risiede il più alto grado di nevrosi, di violenza. Quasi sempre le storie di coppia sono percorsi sordidi, portati all’autodistruzione reciproca, a una essenziale incomunicabilità.
Perchè tutto ciò?
Nella sofferenza…
Nella sofferenza, nel buio del cuore e della mente, si nasconde il senso della vita.
E quanto più nera vivrai la notte, tanto più sarai, all’alba, fonte di vita…
La realtà come dono
Per la nostra cultura scientifica e disincantata, insensibile al fascino del mistero, tutto ciò che esiste si riduce a materia da utilizzare, da analizzare.
La realtà è vissuta in rapporto a noi stessi, ai bisogni che riesce a soddisfare.
Si tratta di un rapporto ingordo, manipolativo, simile a quello che un bambino, nella sua fase narcisistica, ha con le persone circostanti.
Un simile rapporto nuoce soprattutto perchè svuota di valore il reale e non permette di avere con esso un rapporto ricco e pieno di senso.
Per questo ci sentiamo, spesso, soli e incapaci di comunicare con l’altro.
Solo se scegliamo di risignificare il mondo, la realtà che ci circonda come dono, la vita diventa luogo pieno di significato.
Se Dio è il vero proprietario della terra, allora noi siamo solo gli ospiti.
Si passa dal possesso all’accoglienza.
L’essere umano non possiede il mondo, ma può servirsene.
Il mondo non è suo, ma può abitarlo.
Disporsi all’accoglienza, rinunciando al possesso, significa entrare in una logica di gratuità.
Tutto ci è stato donato.
Gratuitamente.
Al di fuori di questa visione, la realtà può solo venir reificata, monetizzata.
Liberazione dal proprio immaginario per essere liberi
La liberazione dal proprio immaginario, personale e sociale, inteso come una barriera insormontabile fra sè e il reale.
Per immaginario intendo il mondo delle costruzioni mentali derivate dal desiderio dell’io senza tenere conto dell’oggettività e del limite del reale.
Immaginario come un prolungamento infinito dei sogni e delle illusioni dell’io chiuso in se stesso e non aperto alla relazione con l’altro, con gli altri.
E’ il mondo incantato e vuoto che riflette i propri bisogni e i propri deliri.
Ma, ATTENZIONE, il linguaggio che l’immaginario usa non è soltanto dell’io senza l’altro, ma può identificarsi in tutti i linguaggi, anche quello dell’altruismo, della bontà, dell’umiltà, dell’amore, del sacrificio, ….
Per questo, nella mia visione di vita, le ribellioni alle schiavitù materiali, alle disuguaglianze economiche, non significano necessariamente il possesso della libertà, così come la rottura dei legami di dipendenza, per esempio, dai genitori non significa necessariamente il raggiungimento dell’autonomia e della maturità. La libertà e l’autonomia non dipendono dunque solo dalla liberazione da alcune circostanze esterne, ma soprattutto dalla creazione di determinati fattori interiori.
Non cedere
Come fare a non perdere il contatto con la parte spirituale, con la verità di essere persone prescelte, speciali, quando molti non ci desiderano, quando quasi tutti entrano in competizione con noi, provano gelosie, invidie, sono mossi da risentimenti, vivono di superficialità?
NON CEDERE.
Non uniformarci a questa società dell’immagine, conformistica, utilitaristica.
Testimoniare imperterriti il nostro essere stati prescelti, il nostro essere speciali, quando tutti vorranno farci cadere nella trappola della depressione, della disistima, della non accettazione di noi stessi.
Anche la televisione, i mass media, ci vogliono insicuri, deboli, impauriti, per poterci manipolare, controllare, usare, uniformare.
Noi invece, l’ho sempre ribadito nei miei libri, siamo UNICI e IRRIPETIBILI, non perchè ce lo dice l’amato, l’amata, ma perchè lo sentiamo nel cuore, dove ce lo ripete continuamente Dio.
Noi non dobbiamo più permettere ad alcuno di avere il controllo su di noi!
Noi non dobbiamo più permettere ad alcuno, men che meno a coloro che dicono di volerci bene, di decidere per noi!
Noi siamo stati scelti, amati, rispettati, prima , se mai, ce lo dicessero i nostri genitori o la persona che ci ama.
Non dobbiamo più permettere ad alcuno di accettarci o rifiutarci per utilità, per interesse o per controllo.


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