DIMORARE NEL PROPRIO CUORE
Per scoprire il nostro vero nome, per accettarci in modo autentico, per onorare il mistero che ognuno di noi possiede, dobbiamo stare presso di noi, più che confrontarci con gli altri. Imparare a dimorare nel proprio cuore. Se una persona non si stima cadrà certamente nel confronto con gli altri. Sarà portato a dare potere agli altri. Dipenderà dai loro pareri, dalle loro opinioni, dalla loro approvazione. Quando la nostra autostima è scarsa rimaniamo feriti per un nonnulla, come se non avessimo una nostra personalità. Non si vive in prima persona, da protagonisti, ma si sopravvive. Stare presso di sé significa fidarsi dei propri sentimenti, rimanere in contatto continuo con il personale sentire, con il proprio vissuto, sapere di valere comunque. Invece di dare la colpa agli altri dei nostri problemi, bisognerebbe imparare a stare di fronte alla propria interiorità, a percepire chi siamo in profondità, a onorare il nostro corpo, non a usarlo o a farlo usare.
I PROBLEMI CREANO CORAGGIO
Molte persone e molti genitori credono che la vita sia difficile solo per loro. Dimenticano che la vita è difficile per tutti. Nessuno escluso. Altri, al contrario, si illudono che la vita possa essere senza problemi. Ovviamente, ciò non è possibile. Ma il mio viaggio di senso insegna addirittura che i problemi sono necessari. Indispensabili per crescere. Dice che la vita prende senso proprio dall’affrontare i problemi. Solo affrontandoli producono coraggio, consapevolezza, senso. Se, al contrario, non vengono affrontati, producono angoscia, disperazione, non senso. La fuga dai problemi è una causa della nevrosi.
PAURA DI VIVERE
La paura costituisce l’ostacolo più grande da superare per farci entrare in relazione con la nostra parte spirituale, di senso. La paura sta tra il pensiero e l’azione. L’azione verifica i pensieri. Certamente l’azione non deve essere svolta con impulsività o senza senso, ma deve essere inserita in un viaggio di senso. L’azione non deve essere mai confusa con reazione. Chi reagisce non sceglie. Qualcuno ha detto: la paura bussa alla porta, il coraggio va ad aprirla e non vi trova nessuno. La paura deriva da un io slegato dalla realtà, soprattutto dal senso del limite.
IL MIO VIAGGIO DI SENSO
Il mio viaggio di senso, che tutti possono compiere, prevede, una volta caduti, di non rimanere identificati nella caduta, ma saperla attraversare, uscendone trasformati e migliorati in consapevolezza.
PERDERCI NELL’ALTRO
Oggi l’identità personale è comunemente cercata nel possedere le cose e le persone; è quasi sempre costruita sull’esteriorità, piuttosto che sull’interiorità, e così comprendiamo come, nel momento in cui perdiamo cose o persone, l’esterno di noi, andiamo in crisi di identità. Crisi di identità così gravi che possono portare a disagi spirituali, oltre a vere e proprie malattie fisiche. Ma io dico sempre solo se è ben centrati dentro di sè ci si può aprire agli altri, senza morirvi dentro. Perchè il problema non è perdere le cose o le persone, ma non avere in mano la propria vita.
LA SOLITUDINE NON ESISTE
In genere, chi soffre di solitudine soffre per mancanza di qualcosa che non ha cercato dentro di sè, e a cui non ha dato senso.Molti desiderano un compagno per ricevere la comprensione che non sono in grado di darsi loro stessi; voler essere al centro dell’attenzione altrui perchè non ci si accetta; volere il potere perchè si è fondamentalmente degli impotenti.Il pensiero comune e i saperi scientifici dominanti ci parlano continuamente della solitudine dell’essere umano come dimensione da evitare.Ci fanno credere che sia angosciante. Ma , nella mia visione di ricerca di senso, questo tipo di solitudine non esiste.
IL PIACERE DI UMILIARE
Nell’atto di umiliare si esprime verso l’altro ciò che esiste in noi di oscuro e di riprovevole. Di cattivo. Umiliando l’altro si umilia se stessi. Chi umilia è preso dall’invidia per le parti buone, vincenti, che possiede l’altro, tanto che vorrebbe poterle annientare. Ma nella sottile perfidia, nell’oscura vigliaccheria di chi umilia c’è il piacere di annullare la presenza dell’altro vivendolo come oggetto, cosa. (tratto da ESSERE AMICI O AVERE AMICI? Ed. PAOLINE)
PAURA SOCIALE
Questa società educa a non essere liberi, ma assolutisti, dogmatici, ecco perché sottilmente e silenziosamente costringe le persone a diventare individui soli, non in relazione profonda, di cuore, con gli altri, li tiene impauriti, impotenti, affinché possa riempire il loro vuoto interiore con un luogo teorico, il dogma dell’immortalità, al fine di esorcizzare la loro paura della morte. I cittadini, in questa società, infatti, sono diretti, in fondo, dalla paura. L’obbligatorietà della paura porta ad antidoti che la società costruisce e affida a ruoli, a status, stati di vita, a leggi, in cui l’assolutismo, il dogmatismo, l’universalismo e il relativismo, eletti a sistema, hanno il solo scopo di mettere il singolo individuo davanti a una verità logica o presunta tale, ma comunque indiscutibile, fonte di certezze. O davanti ad una falsa libertà di scelta.
IL MIO CERCATORE DI SENSO 1
Il mio cercatore di senso vive le cose del mondo, ma con coraggio, con l’ambizione di superarle, di lasciarle indietro o meglio dentro, assimilandole per dare maggiore potenza alla conoscenza di sè; si guarda sempre, continuamente, senza timore, in fondo a se stesso per trovare il senso delle cose. Per saper comprendere. Con la ricerca di senso si impadronisce delle chiavi della conoscenza profonda dell’intimo umano e, di conseguenza, del mondo.



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