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	<title>Il viaggio della Vita &#187; Pensieri sparsi</title>
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	<description>Valerio Albisetti</description>
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		<title>ELABORAZIONE LUTTO 5</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 07:30:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>valerio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri sparsi]]></category>

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		<description><![CDATA[Sesto momento: senso oggettivo della perdita. L’espressione delle emozioni e l’esecuzione dei compiti legati alla perdita portano a vedere in modo oggettivo la situazione del lutto, si esce definitivamente dalla sensazione di pena e di abbandono e si torna a prendere possesso di se stessi, a vivere da protagonisti. Settimo  momento : ripresa di se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Sesto momento: senso oggettivo della perdita. </em></strong><strong><em>L’espressione delle emozioni e l’esecuzione dei compiti legati alla perdita portano a vedere in modo oggettivo la situazione del lutto, si esce definitivamente dalla sensazione di pena e di abbandono e si torna a prendere possesso di se stessi, a vivere da protagonisti.</em></strong></p>
<p><strong><em>Settimo  momento : ripresa di se stessi. In</em></strong><strong><em>fine, una visione chiara della perdita subìta deve passare poi a far riprendere quella parte di se stessi che si è lasciato nel lutto. </em></strong><strong><em>Questo è un momento importante che , nella mia quasi quarantennale pratica professionale, ho visto fare purtroppo poche volte, e ciò rende parziale se non addirittura impedisce un positivo sviluppo del processo di lutto.</em></strong><strong><em>Si è elaborato positivamente un lutto solo quando ci si è riappropriati dell’affetto, dell’energia, della carica con cui si aveva circondato la persona amata.</em></strong></p>
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		<title>ELABORAZIONE LUTTO 4</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 08:12:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>valerio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri sparsi]]></category>

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		<description><![CDATA[Quarto tempo: espressione delle emozioni. Quando le resistenze alla perdita subìta cominciano a cedere, finalmente inizia l’esigenza di esprimere le varie emozioni che via via sentiamo:  tristezza, paura, senso di abbandono, rabbia, senso di colpa. La perdita di persone o cose care lascia inevitabilmente emozioni dolorose, veramente penose che finiscono per esprimersi in rabbia per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Quarto tempo: espressione delle emozioni. </em></strong><strong><em>Quando le resistenze alla perdita subìta cominciano a cedere, finalmente inizia l’esigenza di esprimere le varie emozioni che via via sentiamo:  tristezza, paura, senso di abbandono, rabbia, senso di colpa. La perdita di persone o cose care lascia inevitabilmente emozioni dolorose, veramente penose che finiscono per esprimersi in rabbia per la perdita subìta. In genere, dopo questo momento aggressivo, si prende finalmente consapevolezza della perdita subìta.</em></strong></p>
<p><strong><em>Quinto tempo: assunzione di responsabilità pratiche. </em></strong><strong><em>Questo è il tempo dove la persona passa all’azione e porta a termine gli impegni pratici e concreti riguardanti la perdita subìta.</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
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		<title>ELABORAZIONE LUTTO 3</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 14:54:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>valerio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri sparsi]]></category>

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		<description><![CDATA[Secondo momento: la negazione. Il negare l’accaduto serve a rimanere nell’illusione che nulla sia successo e tutto torni come prima. Ma ovviamente non è così. La negazione è dunque un secondo meccanismo di difesa che aiuta a prendere tempo per poter affrontare meglio la perdita subìta.  Terzo tempo: la sostituzione. A volte si reagisce alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Secondo momento: la negazione. </em></strong><strong><em>Il negare l’accaduto serve a rimanere nell’illusione che nulla sia successo e tutto torni come prima. Ma ovviamente non è così. La negazione è dunque un secondo meccanismo di difesa che aiuta a prendere tempo per poter affrontare meglio la perdita subìta.</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong><strong><em>Terzo tempo: la sostituzione. </em></strong><strong><em>A volte si reagisce alla perdita con un veloce rimpiazzo dell’elemento mancante credendo così di poter rimettere tutto a posto. Purtroppo è impossibile evitare il lutto e chi lo fa sarà destinato a pagare dopo un prezzo ancora più alto.</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
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		<title>Mio twitter  @Albisetti</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 16:55:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>valerio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ah&#8230; dimenticavo..sto ricominciando a twittare seriamente&#8230;se vuoi seguirmi clicca @Albisetti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ah&#8230; dimenticavo..sto ricominciando a twittare seriamente&#8230;se vuoi seguirmi clicca @Albisetti</p>
]]></content:encoded>
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		<title>ELABORAZIONE DEL LUTTO 2</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 16:27:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>valerio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri sparsi]]></category>

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		<description><![CDATA[D’altra parte, se non si elabora il lutto, si perde il senso della vita. Si entra in una nevrosi psicospirituale dove la persona perde ogni voglia di vivere. Si sprofonda nella noia esistenziale, nel vuoto interiore, nella depressione, fino anche a lasciarsi morire.L’elaborazione del lutto non significa dimenticare, ma dare un significato diverso alle realtà, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>D’altra parte, se non si elabora il lutto, si perde il senso della vita. Si entra in una nevrosi psicospirituale dove la persona perde ogni voglia di vivere. Si sprofonda nella noia esistenziale, nel vuoto interiore, nella depressione, fino anche a lasciarsi morire.</em></strong><strong><em>L’elaborazione del lutto non significa dimenticare, ma dare un significato diverso alle realtà, siano esse persone o cose, che si sono rivelate preziose per noi. </em></strong><strong><em>Ci sono diverse tappe, diversi momenti, in questa elaborazione del lutto, che è anche un processo naturale, perchè avviene in modo spontaneo appena si decide di non rimanere più attaccati al passato, e un processo temporaneo, perchè il lutto scompare progressivamente fino a raggiungere un nuovo equilibrio psicospirituale. </em></strong><strong><em>Devo infine aggiungere che è bene che il lutto possa essere condiviso con qualcuno di fiducia.</em></strong></p>
<p><strong><em>Primo momento: il trauma.</em></strong></p>
<p><strong><em>Il  trauma è una specie di colpo, di shock, che sbalordisce, paralizza la percezione, congela l’affettività. Tutto ciò si rivela benefico per la persona in lutto perchè le dà il tempo necessario per ridurre la sofferenza e per rendersi conto dell’inevitabile, per metabolizzare lentamente la perdita.</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
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		<title>ELABORAZIONE DEL LUTTO 1</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 09:07:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>valerio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri sparsi]]></category>

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		<description><![CDATA[Dalle vostre mail mi si chiede di  approfondire di nuovo il tema del lutto dopo una separazione&#8230;provo a farlo in alcuni post. Ogni passaggio nel nostro viaggio psicospirituale inizia con la fine di un periodo. Se rimaniamo attaccati a una persona, a un periodo, non riusciamo ad avanzare nel nostro cammino  e rimaniamo imprigionati nelle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dalle vostre mail mi si chiede di  approfondire di nuovo il tema del lutto dopo una separazione&#8230;provo a farlo in alcuni post.</p>
<p><strong><em>Ogni passaggio nel nostro viaggio psicospirituale inizia con la fine di un periodo. Se rimaniamo attaccati a una persona, a un periodo, non riusciamo ad avanzare nel nostro cammino  e rimaniamo imprigionati nelle illusioni, nei sogni e diventiamo sterili dal punto di vista psicospirituale. Prima di poter entrare nel nuovo dobbiamo lasciare il passato, provocando cambiamenti non solo all’esterno di noi stessi, ma soprattutto dentro di noi, nella nostra anima. </em></strong><strong><em>Se  non elaboriamo i nostri lutti, se rimaniamo legati a ricordi dolorosi, non riusciremo ad avanzare, non realizzeremo i nostri progetti. Dobbiamo avere il coraggio di lasciare andare via ciò che è passato, di lasciar morire ciò che non c’è più, se vogliamo continuare a vivere. Se vogliamo poter rinascere. Se vogliamo andare in profondità in noi stessi per poter essere pronti per compiere la missione per cui siamo venuti su questa terra. </em></strong><strong><em>E’ una legge a cui non si può sfuggire: si può rinascere solo se si ha il coraggio di morire. </em></strong></p>
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		<title>CORRERE IL RISCHIO DI FIDARCI DI NOI STESSI</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 16:20:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>valerio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una volta che si è compreso che il mondo è essenzialmente buono, che dobbiamo ringraziare Dio di averci fatto nascere, allora è venuto, cari affezionati lettori, il momento di fidarci di noi stessi, soprattutto è venuto il momento di seguire la nostra vocazione.A un certo punto della nostra esistenza dobbiamo correre il rischio di fidarci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Una volta che si è compreso che il mondo è essenzialmente buono, che dobbiamo ringraziare Dio di averci fatto nascere, allora è venuto, cari affezionati lettori, il momento di fidarci di noi stessi, soprattutto è venuto il momento di seguire la nostra vocazione.</em></strong><strong><em>A un certo punto della nostra esistenza dobbiamo correre il rischio di fidarci di noi stessi.</em></strong><strong><em>Rivendicare le proprie aspirazioni più profonde e cercare di realizzarle, costi quel che costi, al di là del denaro, del successo, della fama. </em></strong><strong><em>Accettare l’imprevedibilità dell’esistere, per comprendere che gli ostacoli veri non si trovano all’esterno di noi, ma siamo spesso noi stessi. </em></strong><strong><em>Noi cadiamo nelle trappole come il potere, il denaro, il sesso, perchè le viviamo come soluzioni, come compensazioni al nostro sentirci indegni, limitati, infantili, per aver perso il senso della nostra dignità di re, di figli di Dio. </em></strong><strong><em>Nella vita cerchiamo disperatamente di non essere dimenticati, di non essere abbandonati. Spesso stiamo in coppia per illuderci di sentirci amati.</em></strong><strong><em>Ci rivolgiamo alla psicologia che crede di spiegare tutto. Ma tutto risulta vano, effimero, limitato.</em></strong><strong><em>Abbiamo dimenticato che da sempre c’è un Dio che ci ama, fin da prima che nascessimo, che ha voluto la nostra nascita per darci una ultima possibilità di crescere, che ci conosce uno ad uno, fin nel numero esatto dei nostri capelli. Ricordiamocelo.</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>AMORE BUONO</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 08:43:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>valerio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri sparsi]]></category>

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		<description><![CDATA[      Credo che in ciascuno di noi esista la possibilità di risvegliarsi a una nuova vita. Diventare buoni. Lo so, a scrivere della bontà , di questi tempi, si rischia l’impopolarità. Ma, per me, non si può parlare di amore senza parlare di bontà. Quando riconosciamo un colore che ci è particolarmente gradito, quando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p><strong><em>Credo che in ciascuno di noi esista la possibilità di risvegliarsi a una nuova vita. Diventare buoni. Lo so, a scrivere della bontà , di questi tempi, si rischia l’impopolarità. Ma, per me, non si può parlare di amore senza parlare di bontà. </em></strong><strong><em>Quando riconosciamo un colore che ci è particolarmente gradito, quando apprezziamo un suono armonioso, quando accarezziamo, coccoliamo,&#8230;noi viviamo momenti bontà. Dovremmo porre più attenzione a questi momenti quotidiani di bontà, se vogliamo stabilire un rapporto autentico con la straordinaria potenza, dentro di noi, che ci eleva, che ci fa crescere. </em></strong><strong><em>Gran parte della cattiveria  deriva da persone che non si stimano, che non hanno sviluppato fiducia, simpatia, dolcezza nei confronti di se stesse. </em></strong><strong><em>Che non si sono connesse con il nucleo di bontà che è in tutti noi.</em></strong><strong><em> Dobbiamo esaminare sinceramente noi stessi e domandarci quante volte siamo entrati veramente in contatto con il nostro cuore.</em></strong></p>
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		<title>LA CATTIVERIA</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 16:34:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>valerio</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chi è oggetto della nevrosi di un altro individuo, cioè della sua proiezione,  non riesce a essere visto nella sua vera identità, perchè il cattivo non vuole vederlo per quello che è,  ma per quello che lui vuole che sia.  Chi proietta sull’altro il proprio vissuto non vuole, in fondo,  far vivere l’altro,  non vuole [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Chi è oggetto della nevrosi di un altro individuo, cioè della sua proiezione,  non riesce a essere visto nella sua vera identità, perchè il cattivo non vuole vederlo per quello che è,  ma per quello che lui vuole che sia.  </em></strong><strong><em>Chi proietta sull’altro il proprio vissuto non vuole, in fondo,  far vivere l’altro,  non vuole viverlo nella sua diversità,  nella sua complessità,  nella sua autonomia, nella sua autenticità. </em></strong><strong><em>Il cattivo cancella,  dentro di sè,  l’identità dell’altro.  </em></strong><strong><em>Solo così,  non conoscendolo,  annullandolo,  il cattivo può vedere nell’altro tutto ciò che vuole,  i propri fantasmi,  i propri demoni,  le proprie perversioni.  </em></strong><strong><em>La nevrosi,  sotto forma di cattiveria,  non solo impedisce di conoscere veramente l’altro,  la sua unicità e irripetibilità, non solo impedisce una vera amicizia con l’altro, ma trasforma,  nella sua mente delirante,  l’altro a propria immagine e somiglianza:  “Tu sei quello che io voglio tu sia”.  </em></strong><strong><em>La nevrosi, come cattiveria, non può che voler distruggere la vita,  la bontà, la passione, la vocazione.               Perchè   le  invidia.</em></strong><strong><em>                                                                                                                            </em></strong><strong><em>Perchè sa di non possederle.                                                                          ( tratto in esclusiva dal libro in uscita in primavera nelle librerie italiane &#8220;LIBERI DI AMARE&#8221;, solo per i lettori del mio blog)</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
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		<title>LA VOCAZIONE</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 18:29:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>valerio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri sparsi]]></category>

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		<description><![CDATA[Leggendo le vostre mail, i commenti del blog e di fb, comprendo chei il post sulla vocazione o missione a cui siamo chiamati richiede qualche approfondimento, anche se questi mezzi hi-tech non permettono di trattare in modo esaustivo la questione, a questo proposito vi rimando al mio libro di prossima pubblicazione, nella primavera 2012, sempre pubblicato dalle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Leggendo le vostre mail, i commenti del blog e di fb, comprendo chei il post sulla vocazione o missione a cui siamo chiamati richiede qualche approfondimento, anche se questi mezzi hi-tech non permettono di trattare in modo esaustivo la questione, a questo proposito vi rimando al mio libro di prossima pubblicazione, nella primavera 2012, sempre pubblicato dalle Paoline dal titolo LIBERI DI AMARE, dove riprendo brani di altri miei libri sempre sul tema. Comincio con questo post e poi forse con qualche altro sull&#8217;&#8221;ombra&#8221; della nostra personalità.</p>
<p><strong><em>Innanzitutto devo dire  che chi realizza la propria vocazione sente come amico il mondo circostante, come se lo aiutassero potenti campi di energia. In fondo, realizzare la propria vocazione significa partecipare all’opera permanente della Creazione dell’universo, si entra nel piano di una intelligenza e sapienza universali, nel piano della Provvidenza. Ogni volta che una persona sviluppa i suoi talenti, Dio è con lei. </em></strong><strong><em>I talenti, i carismi, sono dati da Dio a ognuno. </em></strong><strong><em>Per questo ci ha fatto unici e irripetibili.</em></strong><strong><em>Ognuno di noi è chiamato a vivere con la propria originalità e in libertà, a differenza degli altri animali e piante che ubbidiscono a istinti o ad automatismi prestabiliti dalla natura.</em></strong><strong><em>Tra l’altro, quando una persona è chiamata ad una vocazione la può realizzare solo lei. Per questo è di fondamentale importanza conoscere e seguire la propria vocazione. </em></strong><strong><em>La conoscenza della propria vocazione non avviene con fragore come per certi personaggi della Bibbia.</em></strong><strong><em>In realtà, la vocazione ci aspetta tutti, nessuno escluso, magari in silenzio nelle pagine di un libro, in un incontro, nelle parole di un amico, ma anche in una malattia, in una sofferenza, in un licenziamento, in un incidente. Il rivelarsi della vocazione può avvenire ovunque.</em></strong><strong><em>Sono sempre più convinto che è la vocazione a sceglierci.</em></strong><strong><em>Noi, poi, siamo liberi di accettarla e seguirla, oppure no. </em></strong><strong><em>Liberi di vivere, liberi di morire.</em></strong><strong><em>Certamente è qualche fatto, qualcosa di concreto a rivelarci la nostra vocazione, ma sono i pensieri, gli stati d’animo, le riflessioni che, collegando tra loro i vari episodi, faranno apparire come chiara la tua vocazione, come se un disegno misterioso ti avesse condotto fino a lei. ( tratto in esclusiva  solo per il mio blog dal libro  di prossima pubblicazione &#8221;LIBERI DI AMARE&#8221;.Valerio Albisetti. Ed. Paoline)</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
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