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Valerio Albisetti - Il viaggio della Vita

LA SOLITUDINE CHE INTENDO (seconda parte)

La solitudine che intendo è una esperienza personale. Intima, silenziosa, difficilmente traducibile in parole. Non si può condividere. Per definizione. Ognuno di noi è solo. O ha provato la solitudine. Coloro che dicono di non averla mai provata sono ipocriti o inconsapevoli.  La solitudine è una realtà. Il problema è come la si affronta. La solitudine può essere infatti distruttiva o addirittura creativa. Certamente è una componente importante, essenziale dell’esistenza umana. La maggior parte degli psichiatri e degli psicoanalisti la ritiene una malattia, un luogo da cui fuggire. Io no. Al contrario, la cerco e la adoro, la considero il luogo dove si attinge la verità, la spiritualità. I grandi pensatori hanno trascorso la maggior parte della vita in solitudine. La cultura contemporanea, invece, pone come felicità, come obiettivo da raggiungere, lo stare insieme. Io, invece, non credo che i rapporti interpersonali siano la più importante fonte di felicità. Ma non confondiamo solitudine con isolamento.  A volte solitudine e isolamento si vivono insieme, si presentano insieme, ma non sono necessariamente la stessa cosa.L’isolamento è l’essere soli fisicamente, la solitudine si può provare stando in mezzo alla gente, o vivendo in coppia, in famiglia. Io adoro l’isolamento, lo consiglio per rinnovarsi, per risignificare la propria esistenza, per riflettere su ciò che ci accade. Possiamo essere soli fisicamente e sentirci uniti al resto del mondo. Quando, invece, l’isolamento non è una scelta, ma viene imposto, allora diventa una sofferenza insopportabile. Per affrontare periodi prolungati di isolamento forzato bisogna possedere una buona struttura psichica, pena la depressione e il nascere di manie, ossessioni. Per comprendere meglio e in profondità il senso della vostra solitudine provate a rispondere alle seguenti semplici domande: Mi sento solo quando sono isolato ? quando non ho denaro sufficiente ? quando mi sento trascurato dagli altri ?quando non mi sento al centro dell’attenzione altrui? quando non condivido attività ludiche o sportive con altri ? quando sono in vacanza ? quando penso alla mia famiglia ? quando non ho un partner ? Buon lavoro.

Tratto dal mio libro IL BENESSERE DELLA SOLITUDINE e. Paoline .Italia.

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    1 Commento

  1. Ho letto quel libro, molto interessante e profondo.
    Concordo con tutte le argomentazioni svolte, ma mi chiedo se siano in linea con gli studi recenti sugli effetti della solitudine sul cervello umano.
    Ho comprato un libro di J.Caccioppo sull’argomento che illustra gli studi dell’epoca (2013) in materia di neuroscienze.
    Non l’ho ancora letto, nè sono in grado di dire se questi studi siano attuali.
    Maria

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